Fare la cyberguerra sulle nostre gambette

Nell’isteria collettiva che ha colto i leader europei dopo le rivelazioni sui servizi segreti americani che fanno intelligence anche in Europa, dentro la Commissione si è finalmente sentita una voce di ragionevolezza. Lungi dal chiedere la sospensione dei negoziati della Nato sull’economia, il commissario francese Michel Barnier ha spiegato che gli europei devono evitare di essere doppiamente naïf: “Credere a un mondo idilliaco senza spionaggio” e “pensare che l’Europa possa evitare di sviluppare capacità proprie” in termini di “materiali sensibili e cyberdifesa”.
14 AGO 20
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Nell’isteria collettiva che ha colto i leader europei dopo le rivelazioni sui servizi segreti americani che fanno intelligence anche in Europa, dentro la Commissione si è finalmente sentita una voce di ragionevolezza. Lungi dal chiedere la sospensione dei negoziati della Nato sull’economia, il commissario francese Michel Barnier ha spiegato che gli europei devono evitare di essere doppiamente naïf: “Credere a un mondo idilliaco senza spionaggio” e “pensare che l’Europa possa evitare di sviluppare capacità proprie” in termini di “materiali sensibili e cyberdifesa”. Il problema centrale non sono gli Usa che raccolgono metadati sul territorio europeo – non ultimo per il ruolo della moschea di Amburgo negli attentati dell’11 settembre – e nemmeno le microspie nei fax di qualche ambasciata. In un mondo in cui il controllo delle reti costituisce un’arma politica ed economica che rende effimera la sovranità e i confini, occorre certo avere “sistemi rigorosi e trasparenti di protezione dei dati personali”, ha detto Barnier. Ma la questione centrale è che l’Europa deve sviluppare “capacità autonome per la sua sicurezza al di là della difesa”. Tradotto: smettiamola di prendercela con gli amici americani e prepariamoci alle cyberguerre con i nemici reali.
Le rivelazioni di Edward Snowden e la reazione europea hanno fatto il gioco della Cina, che è riuscita a far dimenticare i suoi cyberattacchi e cyberfurti. Il capo della National Security Agency, Keith Alexander, ha ricordato che il furto via Internet di proprietà intellettuale costituisce “il più significativo trasferimento di ricchezza nella storia”. La Cina è riuscita a mettere le mani su brevetti e segreti industriali che valgono miliardi di dollari, compresi i progetti più sensibili per la sicurezza: il caccia F-35, il sistema missilistico Pac-3 o l’elicottero da combattimento Black Hawk UH-60. L’Europa si illude se crede di essere al riparo. Per ragioni di ritardo tecnologico e buonismo intellettuale, i governi europei tardano a costruire le cyberdifese per se stessi e le loro imprese. Basta ricordare i cyberattacchi massicci della Russia contro l’Estonia del 2007. I cybereserciti militari ed economici di Cina e Russia costituiscono un pericolo molto più grande per l’Europa e la sua prosperità, che può essere contenuta solo con strumenti seri di cyberattacco e rappresaglia. Anziché ritardare i negoziati sul patto commerciale con gli Stati Uniti, l’Unione europea farebbe bene ad allargarlo alla cooperazione transatlantica nei cyberconflitti globali.